Nell’Arte il bianco è da sempre protagonista assoluto, quel fascino del non colore che sa esprimere tutto.

una ricerca meticolosa e infinita

Guardo, osservo, scruto e scopro segni. Sono ovunque, ci circondano. Sono persino dentro di noi, tessono trame fitte e ramificate nelle cellule del nostro cervello, nei nostri bronchi, nel nostro sistema linfatico. Ci viviamo all’interno.

Ci camminiamo sopra, si rivelano dall’alto dei campi coltivati, nelle moderne piante delle città così intricate e ordinate, nelle prime antiche mappe meno rigorose ma affascinanti nel loro schema primordiale.

Segni a volte evidenti, in altre occasioni più nascosti. Bisogna allenare la visione per riconoscerli, poi diventa un esercizio continuo, un moto naturale, quasi un automatismo.

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trame che dal presente si proiettano nell’astrazione

Spesso, soprattutto in natura, è necessario isolare un dettaglio dal suo contesto prima che si sveli.

È un lavoro di astrazione, nel senso più puro del termine, dove le geometrie apparentemente caotiche si combinano tra di loro ripetendosi in una sequenza logica e matematica, per arrivare ad acquisire un perfetto ordine e un’assoluta precisione.

Così allo stesso modo anche le mie trame si ripetono come frattali.

Spesso mi piace confonderle, farle convivere insieme, al punto che la mappa di una città, lo scheletro di una foglia, una pianta acquatica, un muro scrostato e un fiore intaccato da un insetto assumono l’aspetto di una trina apparentemente corrosa e contemporaneamente di un ricamo futuribile.

disegno, intaglio e polpa di carta

I primi tentativi che ho fatto per raccontare questo mondo nascosto e affascinante sono stati attraverso il disegno su carta.

Sperimentando sono approdata a cere nere e chine. Ho iniziato poi ad aprire le prime brecce, le ho moltiplicate, variate fino a farle diventare un elemento portante del mio lavoro.

La carta intagliata manualmente con il bisturi, pochi centimetri per volta offre un’immagine che prende vita lentamente, cambia si modifica, a volte si discosta completamente dall’idea iniziale rimanendo un’incognita che si rivela e diventa forma solo alla fine del lungo procedimento.

Si tratta di gesti costanti e precisi propri della tradizione artigiana, un lavoro fatto di grande concentrazione in cui le giornate e sopratutto le notti si annullano e diventano preziose.

Accanto alla carta di vari tipi, da quella di pura cellulosa o di cotone, a quella di riso o seta, alla più recente e innovativa Tyvek, sentendo il desiderio di sfruttare al massimo le potenzialità di questo materiale, ho cercato di. trovare una tridimensionalità per quelle stesse forme già intagliate sulla carta.

Sono nate così le sculture in polpa di cellulosa.

il bianco, il nero e un tocco di colore

Ben presto quasi per naturale conseguenza, al bianco si è affiancato il suo contrasto per eccellenza: il nero.

Come il bianco, è un colore non colore. Da sempre simbolo di mistero e di eleganza. Il non colore del caos e delle origini, controbilanciato dal bianco simbolo di luce e ordine.

Il nero è il “no” contrapposto al “sì” del bianco.

Sono i due estremi, l’inizio e la fine. Sono i famosi ying e yang, la notte e il giorno.

Opposti ma anche complementari, si rafforzano se utilizzati insieme.